Parrocchia di Sestola - La storia
La parrocchiale di San Nicolò sorge nel centro di Sestola, nella sella orografica occupata progressivamente dall'abitato. L'interno conserva sostanzialmente intatto il solenne e vasto impianto basilicale a tre navate sostenute da una teoria d'archi su colonne monolitiche di stile dorico. La fisionomia è ispirata a modelli toscani quattrocenteschi mediati dall'esempio della vicina chiesa di San Bartolomeo a Fiumalbo (MO). Non compaiono invece elementi costruttivi barocchi, come presupporrebbe l'epoca di costruzione, la quale è viceversa chiaramente denunciata nelle opere di arredo. L'assetto della facciata al giorno d'oggi è il rifacimento secondo un intento preordinato di maggior decoro, purtroppo diffuso alla fine del XIX secolo in tutta la montagna a partire dall'infausto esempio della pieve di Fanano, che ha comportato la cancellazione delle autentiche testimonianze architettoniche. Esternamente la chiesa è intonacata, eccetto la facciata che è rivestita in conci di arenaria provenienti dalla demolizione delle antiche farinerie ducali. Si presenta tripartita mediante quattro lesene di cui quelle centrali sono in corrispondenza dei colonnati interni e sorreggono un frontone triangolare. Nella facciata si aprono un portale e un rosone in corrispondenza di ciascuna delle tre navate, tutti costruiti in blocchi di arenaria lavorati.
L'attuale chiesa parrocchiale di San Nicolò in Sestola fu costruita nel secondo decennio del XVII secolo nella così chiamata Sella, a ridosso della Fortezza che sovrasta l'abitato.
L'influenza che il sito ha avuto sulla storia dell'edificio è di fondamentale importanza in quanto le sue caratteristiche morfologiche periodicamente hanno costretto i rettori della parrocchia a continuare opere di consolidamento e di trasformazione.
L'infelice scelta del luogo fu il risultato del compromesso raggiunto fra le due famiglie più potenti di Sestola che si contendevano l'onore di costruire l'edificio sacro: i Cavalcabò e gli Albinelli.
Ai primi spettò il diritto di ospitare sul proprio terreno la Chiesa, ai secondi la progettazione; si menzionano infatti i nomi d'Alberto, Annibale ed Antonio tutti degli Albinelli come autori del progetto.
I
l 6 luglio 1614, ricevuto il decreto favorevole dell'abbate commendatario di Nonantola, il parroco di Sestola don Bartolomeo Cavalcabò procedette alla cerimonia della posa della prima pietra della chiesa .
I lavori si conclusero con la solenne inaugurazione del 28 ottobre 1619. I materiali impiegati nella costruzione erano quelli poveri di origine locale, utilizzati anche per le abitazioni civili: arenaria, calce, sabbione e legno a cui si aggiungeva il ferro.
Tutti i muri, dello spessore variabile trai 70 ei 100 cm, erano in pietra con faccia a vista all'esterno e intonacati all'interno.
Il corpo dell'edificio era coperto da un tetto a due falde con travatura lignea in vista. Le retrostanti sagrestia e presbiterio, di altezza inferiore rispetto al corpo centrale, avevano la copertura rispettivamente ad una e tre acque mentre la protezione dalle intemperie era assicurata da piagne in arenaria. La facciata si presentava con tre portali di ingresso in corrispondenza delle tre navate.
La chiesa era da poco costruita quando si presentarono i problemi di stabilità per la natura umida e franosa del terreno su cui si ergeva.
Si aprirono crepe nei muri e negli archi al punto che si pensava di rifabbricarla in un luogo più stabile.
Visti i costi necessari per affrontare una nuova costruzione a così breve distanza di tempo, si pensava di restaurare la chiesa esistente; i lavori cominciati nel 1645, procedettero a rilento per almeno un ventennio senza che fossero apportate sostanziali modifiche all'impianto architettonico dell'edificio.
Al termine del XVII secolo i muri della chiesa vennero intonacati esternamente per proteggere l'edificio dall'azione degli agenti atmosferici.
Nello stesso tempo le sommità delle navate vennero chiuse da soffitti realizzati con tavole di legno che nascondevano la travature del tetto per limitare passivamente la precarietà della tenuta dei tetti.
Nel settembre del 1814: si pose mano alla facciata della chiesa: venne rifatto l`intonaco nelle zone mancanti o precarie.
I portali furono ornati con stipiti che sorreggevano trabeazioni timpanate, il tutto con blocchi di arenaria squadrati e lavorati da Giacomo Zecchini, in ottobre venne rinnovato il soffitto e l'intonaco del presbiterio che fu poi decorato da Domenico e Francesco Torelli.
Negli anni che seguirono, i problemi statici dell'edificio religioso si aggravarono al punto che si ventilò l'opportunità della costruzione di una nuova chiesa in luogo sicuro, stabile.
Parroco e Comunità di Sestola optano ancora una volta per la ristrutturazione della chiesa esistente che, nel periodo 1898-1902 venne sottoposta ad un consistente lavoro di consolidamento ed ampliamento.
L'edificio che ne risultò è il medesimo giunto fino a noi.
Negli anni compresi tra il 1931 e il 1969 si eseguirono lavori di ripristino e di ammodernamento. Nel 1952, in particolare, si rifece il pavimento delle navate in palladiana con prevalenza di pietre e marmi di colore grigio ei gradini dell'altare maggiore e delle cappelle utilizzando il marmo bianco di Carrara. In questo modo sono andate perdute le pietre tombali come testimonianza antica e il lastricato di pietra.
I testi sopra riportati sono presi dal sito "Le Chiese delle Diocesi italiane" gestito dall'Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l'edilizia di culto e Servizio Informatico della Conferenza Episcopale Italiana. Si riporta per completezza il link al sito in oggetto ed alla pagina riportante i "termini d'uso"